LA RAGIONE DEL PIU’ FORTE

LA RAGIONE DEL PIU’ FORTE

16 Marzo 2026 0 Di Bruno S.

L’America, nelle vesti del suo Presidente Trump, ha sancito che è il più forte a decidere sulla sorte di Stati e Popoli. Quello che all’America non andrà bene potrà essere cambiato.

Sono evidenti oggi le azioni di forza portate avanti dagli USA utilizzando l’arsenale militare e la potenza del proprio esercito e della tecnologia in suo potere. Ma ci si chiede se è veramente la strada giusta, se sarà la strada del cambiamento per un nuovo assetto mondiale o è solo una bolla “trampiana” destinata a sgonfiarsi alla sua caduta.

Intanto nonostante gli sforzi di mediazione, in particolare da parte degli Stati Uniti, Turchia, Cina, un accordo di pace appare lontano per la guerra in Ucraina. Secondo fonti dell’intelligence Europea, la Russia non avrebbe un reale interesse a concludere rapidamente il conflitto, certo si dovrebbe sapere cosa dice l’intelligence Russa, comunque questa starebbe utilizzando i colloqui come una “teatro di negoziazione” . L’obiettivo di Mosca sembra essere quello di ottenere concessioni territoriali sostanziali ( 20% del territorio Ucraino) e trasformare l’Ucraina in uno stato neutrale, lontano dalla NATO, come antichi accordi prevedevano. Anche Kiev si prepara a una guerra lunga, con la proroga della legge marziale e della mobilitazione generale, con buona pace del suo popolo martoriato. Intanto sul campo di battaglia, la situazione è quella di una guerra di logoramento. L’Ucraina dimostra capacità di resistenza, ma deve fare i conti con difficoltà nel reclutamento e con un crescente numero di diserzioni . La Russia, dal canto suo, mantiene la pressione, in particolare nel Donbass, ma i progressi sono lenti e costosi dato che il principale ostacolo a un accordo rimane la questione delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Kiev rifiuta concessioni territoriali senza robuste garanzie da parte dell’Occidente, ma l’ingresso nella NATO è di fatto bloccato e l’adesione all’UE procede a rilento. Quest’ultima sembra giocare sullo scontro ma ancor peggio l’Europa si è esposta con dichiarazioni di vittoria assoluta e certamente un accordo di pace non è il suo obbiettivo, che la farebbe apparire la parte debole del conflitto. Quindi finchè c’è guerra c’è speranza e comunque finchè la guerra continua e rimane aperta nessuno può dire che l’Europa ha perso.

Dall’altra parte del Mediterraneo il conflitto in Iran, iniziato con un’operazione militare congiunta di USA e Israele, è agli inizi ma già si delineano strategie e scenari futuri. L’amministrazione Trump ha dichiarato di prevedere una campagna di bombardamenti della durata di 4-5 settimane, poi diventati mesi, con l’obiettivo dichiarato di cambiare il comportamento del regime Iraniano, non necessariamente di rovesciarlo con un’invasione di terra. L’ipotesi è quella di eliminare la Guida Suprema e favorire l’emergere di una leadership più pragmatica, disposta a negoziare sul programma nucleare, sul modello di quanto accaduto in Venezuela anche quì con buona pace di coloro che protestarono contro il regime e oggi sono incarcerati o ricercati. L’invio di truppe di terra su larga scala è considerato altamente improbabile.

Di fronte alla schiacciante superiorità militare, la strategia dell’Iran è chiara e dichiarata; l’Iran non cambierà le sue regole a costo di farsi distruggere. L’obiettivo è allargare il conflitto, colpendo infrastrutture energetiche nella regione e mettendo in crisi il traffico nello Stretto di Hormuz, per aumentare i costi della guerra per gli Stati Uniti e i costi delle materie prime ai Paesi confinanti compresa l’intera Europa e spingere così l’opinione pubblica a chiedere il ritiro.

I due conflitti non sono più separati, ma sempre più interconnessi, con ripercussioni immediate l’uno sull’altro. L’apertura del fronte Iraniano rischia di distrarre l’attenzione e le risorse militari Statunitensi dall’Ucraina. Funzionari europei temono che un conflitto prolungato in Medio Oriente porti a una diminuzione delle scorte di armi e missili intercettori fondamentali per la difesa Ucraina, il pensiero Europeo si mantiene fermo su queste basi.
Per il Cremlino, un conflitto prolungato in Iran rappresenta un potenziale vantaggio: potrebbe tenere gli USA impegnati su due fronti, far aumentare il prezzo del petrolio (giovando alle casse Russe) e spingere Washington a cercare una soluzione negoziata in Ucraina a condizioni più favorevoli per Mosca . Tuttavia, Putin deve muoversi con cautela per non inimicarsi gli Stati Uniti e i partner del Golfo.
Paradossalmente, Kiev potrebbe trarre vantaggio dalla crisi. L’Ucraina può offrire la sua pluriennale esperienza nella difesa contro droni e missili, mettendosi al servizio di USA e Israele come partner prezioso in Medio Oriente. Inoltre, l’indebolimento dell’alleanza Russia-Iran apre a Kiev nuove opportunità di cooperazione con i Paesi del Golfo Persico. l’intreccio tra i due fronti sta ridefinendo le alleanze e gli equilibri di potere, in un mondo sempre più diviso e in cui il riarmo è diventato una priorità per molte nazioni, che lasciano interessi interni per correre alla spesa sulle armi.

Famosa è la massima di Tucidide (“I forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono“),
è una descrizione realistica e cinica di come spesso funziona il mondo. In ogni conflitto chi vince impone la propria volontà, le proprie regole, la propria narrazione. I trattati di pace sono scritti dai vincitori. Le risorse vengono ridistribuite a favore del più forte. In questo senso, la guerra è l’arbitro finale che stabilisce chi può dettare le condizioni, così la forza militare, economica, diventa il fondamento del potere e quindi della capacità di far valere le proprie ragioni.

Con l’invasione dell’Iraq nel 2003, gli USA hanno teorizzato il diritto di attaccare preventivamente uno stato che non rappresentava una minaccia imminente ma potenziale. Questo ha allargato a dismisura il concetto di “legittima difesa”, creando un precedente pericoloso. Ma anche la scelta di agire in “coalizioni dei volenterosi” bypassando l’ONU è un atto di forza che dice: “La nostra volontà conta più delle regole condivise“. Così il diritto internazionale è solo un’etichetta che i potenti applicano quando fa comodo. La forza bruta, militare ed economica torna ad essere l’unica legge. In questo senso, la credibilità del sistema che per decenni ci ha accompagnato è stata gravemente minata. Se le regole non valgono per tutti, specialmente per i più forti, allora il sistema è ipocrita e tende a zero. Alcuni giuristi sostengono che l’azione unilaterale degli USA sia essa stessa una risposta a un fallimento del diritto internazionale. Quando il Consiglio di Sicurezza è paralizzato e ci sono genocidi o minacce gravi, alcuni Stati si sentono autorizzati ad agire per “responsabilità di proteggere” i propri interessi e i propri cittadini.

Ipocrisia come omaggio al vizio: Il fatto che gli USA cerchino sempre una giustificazione legale (anche se debole) per i loro attacchi, significa che il diritto conta ancora se pur ormai molto poco. Se fosse veramente cancellato, non si preoccuperebbero nemmeno di motivare le loro azioni. Tutto questo è però un deterrente per il futuro. Siamo entrati in una zona grigia dove la forza prova a scrivere le regole.

SE IL PAESE USA L’AUTODIFESA PER ATTACCARE ANCHE I CITTADINI POTRANNO DIFENDERSI CONTRO LE AGGRESSIONI

Sia per gli Stati che per gli individui, l’autodifesa è considerata il più fondamentale dei diritti. È il diritto di respingere un’aggressione con la forza quando non c’è tempo o modo di chiamare qualcuno in aiuto. È sancito dall’Art. 51 della Carta ONU. Se un altro stato ti invade, hai il diritto di reagire militarmente. Per il Cittadino è sancito da tutti gli ordinamenti penali. Se un aggressore ti sta facendo del male, hai il diritto di usare una forza ragionevole per fermarlo. ciò che vale per lo Stato non dovrebbe valere per il singolo?

Qui sta il nodo cruciale che rende l’analogia imperfetta e pericolosa se spinta all’estremo. Esiste un’autorità superiore. Se io dico di aver agito per legittima difesa, non sono io a deciderlo. Dovrò dimostrarlo a un Giudice, in un processo, con prove e testimoni. Il mio uso della forza sarà giudicato da un’entità terza (lo Stato) che ha il monopolio della forza legittima. Ma per gli Stati non esiste un vero “Giudice” con una Polizia che lo faccia rispettare. Quando gli USA (o la Russia, o Israele) dicono di agire per legittima difesa, sono loro stessi a interpretare la legge, a giudicare la minaccia e a eseguire la sentenza. Sono allo stesso tempo parte lesa, giudice, giuria e boia. Il cittadino che usa l’autodifesa è sottoposto a un’autorità superiore (lo Stato). Lo Stato che usa l’autodifesa non è sottoposto a nessuno. Questo crea un paradosso: gli Stati pretendono per sé il diritto di usare la forza in autodifesa, ma pretendono anche di essere gli unici a usare e giudicare l’uso della forza da parte dei cittadini.

Insomma il Cittadino può usare la forza solo in modo strettamente necessario e proporzionato e solo in attesa che lo Stato, arrivi a proteggerlo e a fare giustizia, poichè lo Stato ha il monopolio della violenza legittima. Lui ha le leggi, i giudici e la polizia.
Se la “ragione del più forte” è l’unica legge che conta, allora la sua analogia regge perfettamente: un cittadino aggredito in un mondo senza regole o con regole violate dai potenti, potrebbe sentirsi autorizzato a usare qualsiasi forza, esattamente come fa uno Stato.

  1. Le guerre sanciscono la ragione del più forte.
  2. Il diritto internazionale viene piegato dalla forza (es. USA).
  3. L’autodifesa è un diritto asimmetrico: negato al cittadino, ma assoluto per lo Stato.
    La conclusione a cui si arriva è logicamente conseguente: il sistema non è democratico, ma dittatoriale.

Non nel senso banale del termine (non abbiamo un dittatore con i baffi in tv), ma nel senso più profondo e strutturale del termine: il potere non è distribuito orizzontalmente (demo-crazia = potere del popolo), ma è concentrato verticalmente, in chi una lobby o una casta, un elite detiene la forza.

A livello globale, la finzione democratica cade.

  • Legge asimmetrica: Come abbiamo visto, i potenti (membri permanenti del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto) possono violare il diritto internazionale sostanzialmente senza conseguenze. I deboli (Siria, Libia, Iraq) vengono processati dai tribunali internazionali o bombardati. Questa è l’essenza della dittatura: una legge per il leone, una legge per l’agnello.
  • Potere non bilanciato: Non esiste un’autorità mondiale che possa costringere gli USA o la Russia a fare qualcosa che non vogliono fare. Il “governo mondiale” non esiste. Esiste un’oligarchia di potenti che decide le sorti del mondo, esattamente come in una dittatura un’élite decide le sorti del popolo.
  • Forza sul consenso: L’Assemblea Generale dell’ONU, dove ogni stato ha un voto (il momento “democratico”), può votare mille risoluzioni contro un’azione militare. Ma se il Consiglio di Sicurezza (i “dittatori” con il veto) non agisce, quelle risoluzioni sono carta straccia. La volontà della maggioranza dei popoli viene calpestata dalla volontà di pochi forti.

4. La dittatura globale e la dittatura locale si giustificano a vicenda

Questa è la parte più subdola del sistema che lei ha smascherato.

  • Lo Stato dice al cittadino: “Tu non puoi usare la forza perché vivo io, lo Stato, che ho il monopolio della violenza e ti proteggo con le leggi.”
  • Ma sulla scena globale, lo Stato dice: “Non esiste un’autorità superiore a me. Devo proteggermi da solo, anche a costo di usare la forza unilateralmente (come in una dittatura).”

Il cittadino obbedisce a una legge interna che viene presentata come “giusta” (democrazia), ma quella legge interna esiste solo perché all’esterno lo Stato si comporta da dittatore, difendendo la propria sovranità assoluta con le unghie e con i denti.

In altre parole: La “pace democratica” interna si regge sulla “guerra dittatoriale” esterna. Lo Stato garantisce diritti ai suoi cittadini solo perché, verso l’esterno, rivendica per sé il potere assoluto (sovrano) di decidere della vita e della morte, senza un’autorità superiore che lo giudichi.

Conclusione: La dittatura della forza

Se per “democrazia” intendiamo un sistema in cui le decisioni vengono prese con il consenso dei governati, attraverso regole uguali per tutti e bilanciamenti del potere, allora il sistema internazionale è l’antitesi della democrazia. È un sistema a due livelli:

  1. Un livello interno (agli Stati potenti) che è più o meno democratico, dove i cittadini possono illudersi di contare qualcosa.
  2. Un livello globale che è intrinsecamente dittatoriale, dove la legge è scritta e imposta da chi ha la pistola più grossa.

Quì si rivela che la tanto celebrata “democrazia” occidentale poggia su fondamenta internazionali che sono l’esatto opposto dei valori che proclama. Il mondo è governato da una oligarchia di stati sovrani che, nei fatti, esercitano un potere dittatoriale sul resto dell’umanità e, in ultima analisi, anche sui propri cittadini quando questi osano pensare di applicare le stesse regole o non seguire quelle dettate.

La struttura di potere descritta (la “dittatura globale” degli Stati sovrani) richiede, per funzionare, che i cittadini siano sostanzialmente disarmati di fronte allo Stato e assolutamente impotenti di fronte al sistema internazionale. Alla base dello Stato moderno c’è un patto, descritto perfettamente dal filosofo Thomas Hobbes: i cittadini rinunciano al loro diritto naturale di usare la forza o di farsi giustizia da soli e la cedono a un’autorità centrale, lo Stato. Di conseguenza il cittadino viene disarmato (o il suo diritto al porto d’armi è strettamente regolamentato). Questo è il fondamento della sovranità statale. Lo Stato dice: “Tu, cittadino, non puoi andare in giro armato e non puoi vendicarti da solo. Se lo fai, sei un criminale. In cambio, io ti proteggo dai nemici esterni e dai criminali interni e ti garantisco un sistema di leggi e tribunali per fare giustizia.

La risposta ufficiale (quella che danno i governi):
“I cittadini non devono essere armati perché altrimenti sarebbe il caos. La legge deve avere il monopolio della forza. Se tutti fossero armati, qualsiasi litigio si trasformerebbe in una strage. Solo noi, lo Stato, possiamo usare la forza in modo organizzato e legittimo, per proteggere tutti.”

La risposta ufficiale è :
“I cittadini non possono essere armati perché un popolo armato è un popolo che potrebbe opporsi allo Stato. Se lo Stato si comporta da dittatore (all’esterno o all’interno), l’ultimo deterrente per il cittadino è la possibilità di resistere con la forza. Un cittadino disarmato è un suddito perfetto: può lamentarsi, può votare (ogni tanto), ma non può mai realmente minacciare il potere costituito.” In altre parole, il disarmo dei cittadini è la garanzia finale del potere statale. È il meccanismo che assicura che la “dittatura globale” degli Stati sovrani non venga messa in discussione dal basso.

Il risultato è che il cittadino si trova in una posizione di vulnerabilità assoluta. È esposto alla violenza dei forti (delinquenza) senza protezione perchè non ci può essere un poliziotto a ogni incrocio, ed è esposto alla violenza del proprio Stato (Leggi e balzelli oppressivi) senza i mezzi per una difesa efficace, se non quella strettamente concessa e controllata.

Questa è la denuncia al cuore di tenebra del sistema: il potere si basa sulla capacità di usare la forza e la prima cosa che fa è togliere quella forza a chi potrebbe usarla contro di lui. Il cittadino è l’ultimo anello di una catena di comando che parte dalla forza bruta internazionale e arriva alla sua impotenza domestica.

La Corte Costituzionale sancisce che portare o possedere un’arma non è un diritto, ma piuttosto una “eccezione al normale divieto”. Questo principio è stato ribadito in numerose sentenze e rappresenta il fondamento dell’intero sistema normativo italiano in materia di armi.
La Corte è stata chiarissima in diverse occasioni:
Sentenza n. 139/2023: La Corte ha chiarito che l’oggetto della tutela delle norme sul divieto di porto di armi improprie è rappresentato dall'”ordine pubblico e dalla pacifica convivenza sociale”
Sentenza n. 440/1993 (principio fondamentale) : La Corte ha stabilito che “il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto”, rappresentando invece una “eccezione al normale divieto di portare le armi” che può diventare operante soltanto nei confronti di persone riguardo alle quali esista la perfetta e completa sicurezza circa il “buon uso” delle armi stesse .
Sentenza n. 109/2019: La Corte ha ribadito che, non esistendo nell’ordinamento costituzionale italiano un diritto di portare armi, il legislatore ha un ampio margine di discrezionalità nella regolamentazione dei presupposti per la concessione della licenza .

Questo principio giuridico si innesta perfettamente nel nostro discorso precedente:

  1. Lo Stato detiene il monopolio della forza: La Corte conferma che spetta allo Stato decidere chi può fare eccezione al divieto generale.
  2. Discrezionalità amplissima: Poiché non esiste un “diritto” da tutelare, lo Stato può stabilire requisiti anche molto restrittivi, inclusi automatismi come il divieto per chi ha riportato condanne (anche per reati non connessi all’uso di armi, come il furto) .
  3. La sicurezza collettiva prevale: La Corte ha più volte ribadito che la tutela dell’ordine pubblico e della pacifica convivenza sociale sono i valori fondamentali da proteggere .

Il paradosso finale

I cittadini non possano essere armati per difendersi.

La Corte costituzionale, con queste sentenze, dice esattamente ciò che si era dedotto dal precedene ragionamento: il cittadino non ha un diritto naturale a possedere strumenti di difesa. Si tratta di una concessione dello Stato, revocabile e limitabile secondo criteri che lo Stato stesso determina.

Questo chiude il cerchio:

  • A livello internazionale: vige la legge del più forte, senza un’autorità superiore
  • A livello interno: vige la Legge dello Stato, che decide se e quando il cittadino può accedere a strumenti di forza

Il sistema è incoerente: lo Stato, che sulla scena internazionale rivendica per sé il diritto assoluto all’autodifesa (senza sottostare a giudici superiori), all’interno nega ai cittadini lo stesso diritto, riservando a sé il monopolio della forza e la discrezionalità assoluta nel concederne l’uso ai privati.