Army
Le armi nel mondo, il loro essere e la loro vera anima. L’uomo e le armi;lo sport.
Scrivere o parlare di armi oggi è assai complicato, spesso pericoloso. In un epoca in cui l’umanità avrebbe dovuto trovare il modo di vivere in pace e redimere gli scontri attraverso la politica e la giustizia civile, ci troviamo invece in un mondo in cui da una parte si vieta ai liberi cittadini il possesso e l’uso delle armi e dall’altra si investono miliardi per riarmare Paesi che erano votati alla pacificazione, togliendo spesso risorse importanti per strutture e servizi al cittadino. Un sistema democratico, in cui le scelte non sono volute dalla gente ma dai grandi burattinai.
Le armi, nella vita dell’uomo, sono uno degli strumenti che hanno spesso, più ti tutti, contribuito alla sua evoluzione e non per le guerre ma per quanto abbiano consentito alla comunità di sfamarsi nel periodo in cui, allevamento e coltivazione, erano ancora sconosciuti. Naturalmente parliamo di armi primitive ma pur sempre armi. Queste hanno permesso ai nuclei umani di predare animali altrimenti impossibili da uccidere con la sola capacità manuale dell’uomo e non solo; hanno consentito a questi gruppi, di difendersi dai predatori feroci. Le primogenite armi quindi, nascono quale essenziale aiuto al progredire umano. In quel momento l’uomo non può farne a meno, si tratta di sopravvivenza.
E’ naturale che quelle stesse armi, utili alla vita del nucleo urbano primitivo, finiscano per essare usate anche negli scontri tribali tra diverse comunità. L’uomo, animale pensante, ha ancora il senso aggressivo dettato troppo spesso dalla paura. Altre volte la voglia di prevalere sugli altri lo porta ad aggressioni gratuite, ma la vita primitiva era sicuramente tutta un altra cosa da ciò che possiamo pensare oggi, l’uomo, più animale che essere pensante, agiva d’istinto.
Lo sviluppo dei metalli consente lo sviluppo delle armi. Le armi a quel punto non sono solo prodotti per la guerra o la difesa ma spesso, diventano attrezzatura sportiva. Pensiamo alle sfide cavalleresche, le prime sfide con lancia e spada, gare con l’arco e la balestra. Certamente sport non per tutti ma riservati a cavalieri e militari, i soli a possedere armi. Il popolo asogettato al potere, viveva sotto l’ala del protettore che acquistava armi per i propri uomini e con essi manteneva il potere. Un sistema mai cambiato in milioni di anni.
L’arma cambia volto con il tempo, appare sempre più un oggetto di utilità comune e anche di divertimento ma la sua primordiale anima rimane e si fa sentire. L’uomo non impara, da sempre le guerre sono presenti nella sua vita. Ancora oggi che ha raggiunto una capacità di pensiero estremamente elevata. Egli produce e può vivere senza il bisogno dell’uso delle armi, eppure le guerre sono all’ordine del giorno. I governi fanno a gara, nella ricerca dell’ordigno più devastante per imporre la propria superiorità sull’altro. Questo è quel qualcosa che è rimasto dall’uomo primitivo e che ancora non siamo stati capaci di estirpare: la prevalicazione di un popolo, di un etnia, di una nazione su un altra è ancora forte nelle idee di chi governa. Le armi allora non sono oggetti per lo sport ma veri arnesi mortali, utili allo scopo. Le armi allora, devono essere solo ed esclusivamente ad uso dei grandi poteri.

Lo scontro si sposta: da una parte chi le armi le vede semplicemente con attrezzatura sportiva e limitatamente come oggetti per difesa strettamente personale e chi quelle armi in mano ai cittadini le vede come un pericolo al suo potere, al suo status. Chi il potere lo possiede, vede in quelle armi in mano a tutti, una limitazione di ciò che può fare, un pericolo, per chi deve decidere nella vita di tutti. Da sempre il potere ha limitato il possesso delle armi alla gente. Sarebbe chiaramente impossibile imporre qualcosa a chi ha il potere di difendersi quanto e più del potere politico che impone dazi, leggi, limitazioni. E’ essenziale che la politica governi su un gruppo incapace di abbatterla al primo scontro. Il potere è potere quanto tale e non può essere demandato ai singoli cittadini. Per altro chi possiede la ricchezza, l’industria o gestisce il denaro, non può permettere a chiunque di sovvertire il suo “status”.
In questo mondo, l’arma, sia essa sportiva che puramente arma, non solo non è vista positivamente dalla politica, ma non lo è nemmeno da chi, dietro le quinte, tira i fili del governante. Le rivoluzioni armate troppo spesso hanno abbattuto i potenti e i ricchi, ad esempio la Rivoluzione Russa (1917) e la Rivoluzione Cinese (1949) che hanno abolito la proprietà privata e nazionalizzato le risorse, spesso attraverso l’espropriazione di terre e imprese dai latifondisti e borghesi, per creare società più egualitarie. La stessa Rivoluzione Francese (1789) fu un massacro della casta più ricca della Francia. Si può dire che non furono le armi a provocare le rivoluzioni ma furono le armi a permetterne la vittoria. L’America ha spesso armato gruppi rivoluzionari che, senza quelle armi, non avrebbero avuto ragione del potere in atto, dell’esercito al potere.
Alla luce di quegli avvenimenti, i Paesi e i loro governi hanno preso misure pesanti perchè al piccolo popolo fosse limitato l’accesso alle armi. All’inizio queste avevano prezzi che il singolo cittadino non poteva permettersi. Spesso erano le guerre a portare nelle mani dei cittadini le armi; (ciò che avviene anche oggi). Con l’idustrializzazione le armi divennero più a buon mercato, specialmente quelle per la caccia e la stessa caccia divenne per tutti e non, come era stato fino ad allora, solo per ricchi.
In Italia, circa 1 italiano adulto su 10 possiede legalmente un’arma, secondo dati recenti (fine 2024), il che si traduce in quasi 5 milioni di persone detentori, con circa 13,6 milioni di armi legali totali registrate nel 2024. Le percentuali variano, ma si stima che 1 famiglia su 5 possa avere un’arma.
Negli Stati Uniti, circa il 30-31% degli adulti possiede un’arma da fuoco, ma la diffusione è molto concentrata: quasi un terzo di tutte le armi è posseduto solo dal 3% della popolazione, risultando in oltre 120 armi ogni 100 abitanti, un rapporto superiore a qualsiasi altro paese al mondo.

Le stime dimostrano come nel nostro Paese le armi non siano e non possano essere considerate un pericolo per la democrazia e allora perchè tanto accanimento verso i possessori di armi. Nonostante la legge italiana sia tra le più restrittive d’Europa, il possesso di armi è in aumento e viene visto come una risposta alla criminalità, portando a una spirale di paura e quindi a un ulteriore armamento del privato cittadino. “Si stima che milioni di armi circolino tra i civili e, secondo alcune analisi, più omicidi avvengano con armi legalmente detenute (spesso in contesti domestici) che in rapine, sfatando l’idea che l’arma in casa aumenti la sicurezza”. Il rilascio di una licenza sulle armi viene considerato troppo semplice ancora oggi, con requisiti ritenuti non sempre sufficienti a garantire la non pericolosità del detentore, come evidenziato da Amnesty International; ma è anche chiaro che è impossibile garantire a priori l’integrità di una persona nell’arco della sua intera vita.
Il rischio di violenza domestica è oggi percepito più che qualsiasi altro rischio sulle armi. L’arma detenuta legalmente diventa un pericolo maggiore per i familiari che per possibili aggressori esterni, trasformando la casa da luogo sicuro a potenziale zona di conflitto letale. Si teme quindi, che la presenza di tante armi legali, anche se detenute da persone “rispettabili”, contribuisca ad alzare l’asticella del pericolo. Anche se alcuni casi di omicidio sono avvenuti senza l’uso di armi a fuoco, su di esse si concentra sempre l’interesse di tutti. Le armi clandestine poi, utilizzate in scenari di vera guerra cittadina, infondono meggiore insicurezza e aumentano il desiderio di disarmo totale nella speranza di azzerare eventi catastrofici come alcuni scontri a fuoco appaiono sui giornali. Sappiamo invece che il divieto di detenere armi, incentiva la clandestinità come il divieto dell’alcol fu’ (1920-1933) negli USA, questo non azzerò l’ubriachezza, ma aumentò gli affari della criminalità.
Le armi non sono più di moda: ma solo in Europa. L’America dimostra che le vendite sono salite per ansia e difesa della libertà, mostrando che la loro rilevanza, sia sociale che economica, persiste. Eppure oggi l’Europa si scopre indifesa e vuole spendere miliardi per armarsi ma lasciando i propri cittadini disarmati. Un vero controsenso dettato, come detto sopra, dalla paura dei governi. La paura del nemico, la paura dell’aggressore: l’Europa vive un periodo di intensa paura e nella paura che norme sensa senso appariranno, probabilmente solo a favore di pochi e a discapito dei più.
Alla luce di questo, il possesso e l’uso delle armi a fuco anche in campo sportivo, sarà sempre più difficoltoso. Il potere inserirà paletti e controlli sempre più pressanti con la volontà di limitare al massimo sia lo sport del tiro sia il possesso di armi anche in ambito sportivo. Naturalmente lungi dal vietare uno sport ma disincentivandolo con una burocrazia appesantita e lenta, costi elevati e rischi di perdere tutto al minimo sospetto, saranno le armi in mano ai burocrati.

