{"id":226,"date":"2026-07-16T13:35:21","date_gmt":"2026-07-16T13:35:21","guid":{"rendered":"https:\/\/lnx.tiropratico.com\/blog\/?p=226"},"modified":"2026-07-16T13:35:21","modified_gmt":"2026-07-16T13:35:21","slug":"226","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.tiropratico.com\/blog\/2026\/07\/16\/226\/","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-cover\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"wp-block-cover__image-background wp-image-227\" alt=\"\" src=\"https:\/\/lnx.tiropratico.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/bandiera.jpg\" data-object-fit=\"cover\" srcset=\"https:\/\/lnx.tiropratico.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/bandiera.jpg 300w, https:\/\/lnx.tiropratico.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/bandiera-120x90.jpg 120w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><span aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-cover__background has-background-dim\"><\/span><div class=\"wp-block-cover__inner-container is-layout-flow wp-block-cover-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-center has-large-font-size wp-block-paragraph\"><strong>IL DISSESTO DEL MONDO DELLE ARMI <br>IN ITALIA<\/strong><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E&#8217; sempre pi\u00f9 evidente, per chi vive il mondo delle armi, sia esso sportivo che lavorativo, la caccia alle &#8220;streghe&#8221; messa in campo, negli ultimi anni, dal Ministero dell&#8217;Interno, contro chiumque possieda armi o faccia richiesta di una qualsiasi licenza in materia di armi. Molti ricordano gli anni d&#8217;oro del tiro, se pur con molte limitazioni dettate da ideologie diverse, licenze di porto d&#8217;armi e di caccia erano profuse senza troppe restrizioni. Il cacciatore era una persona rispettata, in ogni famiglia vi era un padre, un nonno o uno zio cacciatore. Spesso la caccia era abbinata nei periodi di silenzio venatorio dallo sport del tiro a volo e non mancava che invece prediligeva il tiro a segno. Ci\u00f2 rimase tale anche negli anni di piombo, con la sola emanazione della Legge 110 che impose denunce, immatricolazioni e limiti alla detenzione, ma che fu sopportata bene da tutti. Nei decenni successivi poi iniziarono ad apparire i primi campi di tiro privati e le cose sembravano migliorare di anno in anno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure, in un momento poco chiaro, qualcosa \u00e8 cambiato. Quelle che erano persone rispettate ed affidabili sono divenute pericolosi pazzi armati. Gli stessi figli di quei vecchi cacciatori hanno iniziato a contestare i loro stessi padri. Il filo che dal dopoguerra legava lo sport del tiro a una cultura delle armi prettamente sportiva \u00e8 scomparso. Fino agli anni &#8217;90, il Tiro a Segno Nazionale (UITS) aveva un ruolo istituzionale fondamentale: era strettamente legato alla preparazione militare e alla difesa della Patria. Con la sospensione del servizio di leva obbligatoria a partire dal 1\u00b0 gennaio 2005, intere generazioni hanno perso il contatto istituzionale con le armi da fuoco, hanno addirittura abbracciato l&#8217;idealismo del disarmo come proprio spirito di vita. A ci\u00f2 va aggiunta l&#8217;incapacit\u00e0 dei genitori di spiegare, far capire, guidare questi giovani lasciati invece liberi di contestare i propri padri senza alcuna vergogna. <br>Venendo meno questa funzione di &#8220;palestra della Nazione&#8221;, il tiro a segno ha perso la sua giustificazione civica primaria, riducendosi a una mera attivit\u00e0 sportiva di nicchia a cui sempre meno giovani si avvicinano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sebbene la legge quadro sulle armi rimanga la Legge 110\/1975, la sua applicazione pratica \u00e8 stata progressivamente e drasticamente inasprita dal Ministero dell&#8217;Interno attraverso una serie di circolari e decreti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le Questure applicano oggi un&#8217;interpretazione molto restrittiva del concetto di &#8220;comprovata necessit\u00e0&#8221; per il porto d&#8217;armi.<br>I requisiti per il rilascio e il rinnovo delle licenze sono diventati molto pi\u00f9 onerosi, con valutazioni psicofisiche pi\u00f9 rigorose e procedure burocratiche complesse.<br>Il recepimento di direttive europee (in particolare la Direttiva UE 2017\/853) ha introdotto ulteriori limitazioni, come restrizioni sulle capacit\u00e0 dei caricatori e sulla classificazione di alcune armi semiautomatiche precedentemente considerate &#8220;sportive&#8221;. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 creato un forte pregiudizio culturale che tende a confondere il tiratore sportivo legale con il detentore illegale o il criminale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I media, spesso, danno risalto a cronache nere che coinvolgono armi legalmente detenute (ad esempio, la strage di Fidene del 2022, in cui l&#8217;arma era legata a un ambiente di poligono), alimentando una percezione di insicurezza. Questo ha spinto l&#8217;opinione pubblica e la politica a vedere le armi da fuoco non pi\u00f9 come strumenti sportivi, ma prevalentemente come fattori di rischio da limitare al massimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il TSN ha subito un lento declino a causa di cronici sottofinanziamenti, una gestione burocratica spesso farraginosa e il calo drastico degli iscritti, sezioni fatiscenti e poligoni spesso sporchi e pericolosi non hanno aiutato il mondo del tiro.<br>Si \u00e8 inoltre affermato il fenomeno dei &#8220;tiratori fantasma&#8221;: centinaia di migliaia di persone che possiedono una licenza di porto d&#8217;armi per tiro a volo o a segno, ma che non frequentano regolarmente le strutture sportive, indebolendo il legame reale tra il titolare dell&#8217;arma e la comunit\u00e0 sportiva controllata. Questo ha portato il legislatore a interrogarsi sull&#8217;effettiva necessit\u00e0 di mantenere certe licenze, stringendo ulteriormente i controlli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recentemente, il rapporto tra le associazioni di tiro (come l&#8217;Unione Italiana Tiro a Segno, UITS) e il Ministero dell&#8217;Interno \u00e8 stato segnato da tentativi di riforma e riordino normativo. Lo Stato ha cercato di centralizzare i controlli e ridurre l&#8217;autonomia delle sezioni territoriali, talvolta generando proteste da parte del mondo sportivo che teme un&#8217;ulteriore marginalizzazione. L&#8217;obiettivo dichiarato delle autorit\u00e0 \u00e8 garantire che qualsiasi contatto con le armi avvenga in condizioni di sicurezza assoluta, anche a costo di rendere la pratica sportiva meno accessibile, pur sapendo noi, che la sicurezza assoluta \u00e8 un illusione. Ed \u00e8 sulle illusioni che il governo e lo stesso ministero, basano le loro direttive. Lo abbiamo visto ultimamente con il decreto &#8220;anti maranza&#8221; che avrebbe dovuto limitare la circolazione dei coltelli per le strade ma ha solo limitato l&#8217;uso del coltello tra i &#8220;boy scout&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando un tiratore  vince l&#8217;oro alle olimpiadi, i media si trovavano in una sorta di cortocircuito: da un lato devono celebrare il successo patriotico dello sportivo Italiano che vince, dall&#8217;altro faticavano a separare la disciplina sportiva dalla percezione di &#8220;violenza&#8221; o &#8220;pericolosit\u00e0&#8221;. Etichettando come &#8220;sport cattivi&#8221; o &#8220;sport violenti&#8221; quelli in cui l&#8217;uso sportivo delle armi \u00e8 alla ribalta, si \u00e8 creata un&#8217;associazione mentale persistente nell&#8217;opinione pubblica tra il possesso di un&#8217;arma e il rischio criminale, ignorando completamente i rigidi protocolli di sicurezza, l&#8217;educazione al rispetto delle regole e l&#8217;autocontrollo che sono alla base di queste discipline. Quando una disciplina viene etichettata come &#8220;cattiva&#8221; o intrinsecamente pericolosa nell&#8217;immaginario collettivo, diventa politicamente molto pi\u00f9 facile per il Ministero dell&#8217;Interno giustificare un inasprimento normativo. Le circolari restrittive, i controlli a tappeto e l&#8217;interpretazione sempre pi\u00f9 rigida della &#8220;comprovata necessit\u00e0&#8221; per il porto d&#8217;armi sono stati presentati non come limitazioni di un diritto sportivo, ma come necessarie misure di &#8220;sicurezza pubblica&#8221; per tenere sotto controllo questi &#8220;sport a rischio&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La narrazione degli &#8220;sport cattivi&#8221; ha favorito una pericolosa sovrapposizione. Ogni volta che un&#8217;arma legalmente detenuta finiva nelle cronache (anche in contesti di negligenza o tragedia privata estranei all&#8217;ambiente sportivo), i media tendevano a sottolineare la provenienza &#8220;dal poligono&#8221;, alimentando la diffidenza. Al contrario, le migliaia di ore di pratica sicura e le centinaia di medaglie vinte in condizioni di assoluta regolarit\u00e0 ricevevano un&#8217;attenzione marginale, se non condita da quel sottotono di sospetto &#8220;cattivo&#8221;. Come accennato in precedenza, la fine della leva obbligatoria ha reciso il legame storico tra la popolazione e le armi da fuoco. In una societ\u00e0 diventata pi\u00f9 &#8220;avversa al rischio&#8221; e con una sensibilit\u00e0 maggiormente focalizzata sulla sicurezza preventiva, la tolleranza verso qualsiasi attivit\u00e0 che coinvolga armi o combattimento si \u00e8 drasticamente ridotta. La narrazione giornalistica ha cavalcato e amplificato questo cambiamento, trasformando progressivamente i praticanti legali da &#8220;ambasciatori dello sport&#8221; a &#8220;soggetti sotto stretta sorveglianza&#8221; con spiccata pericolosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tutto questo ora possiamo anche inserire gli avvenimenti che coinvolgono le citt\u00e0 da diversi anni a questa parte come la crescita di bande di giovanissimi, che si dedicano al furto e alla rissa. Le statistiche ufficiali smentiscono l&#8217;efficacia deterrente di questi decreti. Secondo i dati del Viminale e non di un sito a caso&#8230;&#8230;&#8230; relativi al 2024-2025, le lesioni dolose (categoria che include gli accoltellamenti) sono in aumento, con un incremento stimato intorno al 5,8%. L&#8217;uso di armi bianche ha superato quello delle armi da fuoco in molti contesti di microcriminalit\u00e0. Questo dimostra che chi ha l&#8217;intenzione di commettere un reato ignora semplicemente le leggi sul porto di oggetti taglienti, rendendo il divieto normativo inefficace come strumento di prevenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le restrizioni introdotte dai recenti decreti sicurezza hanno reso estremamente rischioso portare con s\u00e9 il classico coltellino multiuso (come il tradizionale coltellino svizzero o l&#8217;Opinel). La normativa colpisce in particolare i coltelli pieghevoli con lama superiore a una certa lunghezza (spesso 5 o 6 cm) e dotati di blocco della lama o apertura a una mano, per i quali \u00e8 richiesto un &#8220;giustificato motivo&#8221; rigoroso, specifico e attuale.<br>Questo significa che un boy scout, un escursionista, un fungaiolo o un lavoratore che porta con s\u00e9 uno strumento di lavoro o di sopravvivenza (utile per tagliare una corda, preparare cibo o per il primo soccorso) pu\u00f2 essere sanzionato penalmente o amministrativamente se non riesce a dimostrare tale motivo in modo inoppugnabile alle forze dell&#8217;ordine. Il legislatore ha commesso l&#8217;errore di equiparare lo &#8220;strumento&#8221; al &#8220;reato&#8221;. La criminologia mostra che l&#8217;aumento delle aggressioni con lama \u00e8 legato a fattori sociali complessi (marginalit\u00e0, disagio giovanile, dinamiche di branco e controllo del territorio), non alla disponibilit\u00e0 legale di un attrezzo da tasca. Come \u00e8 stato osservato in diverse analisi, il coltello per certi gruppi devianti e spesso stranieri, legati a etnie che l&#8217;uso del coltello lo hanno come costume intrapreso nell&#8217;ambito familiare o etnico. Ci\u00f2 \u00e8 diventato un simbolo di appartenenza, esattamente come il coltellino svizzero lo era per i boy scout, ma con intenti e contesti completamente diversi. Vietare lo strumento a chi lo usa per scopi legittimi non toglie l&#8217;arma a chi la usa per aggredire. E&#8217; quindi chiaro che limitare le armi da fuoco funziona per tenere bassi i tassi di violenza armata a livello nazionale, ma non funziona come strumento per fermare il criminale determinato, che per definizione opera al di fuori della legge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su scala nazionale per\u00f2, le severe leggi Italiane sulle armi sono uno dei motivi per cui l&#8217;Italia ha uno dei tassi di omicidio pi\u00f9 bassi al mondo. Nel 2024, in Italia sono stati registrati 319 omicidi volontari, con un tasso di appena 0,54 vittime ogni 100.000 abitanti<br>( da: www.interno.gov.it). Questo dato \u00e8 nettamente inferiore alla media europea (che si attestava intorno a 1,34 per 100.000 abitanti negli anni precedenti); (da: www.istat.it).<br>In questo senso, un controllo rigoroso ha impedito la diffusione capillare delle armi, prevenendo fenomeni come le sparatorie di massa o l&#8217;escalation di violenza impulsiva tipica di Paesi con leggi pi\u00f9 permissive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il limite delle restrizioni emerge quando si guarda alla dinamica del singolo reato. I criminali (che si tratti di criminalit\u00e0 organizzata o di microcriminalit\u00e0 predatoria) non acquistano armi nei poligoni o nelle armerie con regolare licenza, ma le reperiscono nel mercato nero. Le statistiche forensi mostrano costantemente che una percentuale minima di reati violenti \u00e8 commessa con armi legalmente detenute. Ad esempio, studi comparati europei (come quelli Tedeschi) indicano che solo circa il 5% dei delitti \u00e8 commesso con armi in regolarmente detenute. (da: www.earmi.it)<br>Pertanto, inasprire i controlli sul cittadino onesto o sul tiratore sportivo ha un impatto pressoch\u00e9 nullo sulla capacit\u00e0 operativa di un criminale. Se si rende difficile l&#8217;accesso a un&#8217;arma da fuoco, l&#8217;intento violento non scompare, ma si adatta. L&#8217;aggressore utilizzer\u00e0 ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 facilmente reperibile (armi bianche, oggetti contundenti, ecc.).<br>Ecco perch\u00e9 si pu\u00f2 avere un controllo ferreo sulle armi da fuoco e contemporaneamente registrare un aumento delle aggressioni con armi da taglio: le restrizioni normative agiscono sullo strumento, non sulla causa della violenza (disagio sociale, dinamiche di branco, controllo del territorio, ecc.). Politica e amministrazione spesso cadono nella trappola di confondere le due cose. Inasprire la burocrazia per il rinnovo di un porto d&#8217;armi sportivo o vietare un coltellino multiuso \u00e8 amministrativamente &#8220;facile&#8221;: d\u00e0 l&#8217;immagine di un governo che &#8220;fa qualcosa&#8221; di duro contro la criminalit\u00e0, senza per\u00f2 affrontare le cause complesse e costose del crimine (come il potenziamento delle indagini sul mercato nero, il recupero del disagio giovanile o la presenza territoriale delle forze dell&#8217;ordine) e quindi senza realmente risolvere il problema. Il risultato \u00e8 che il peso delle restrizioni ricade quasi esclusivamente su chi rispetta gi\u00e0 le regole. E&#8217; quindi chiaro che ulteriori restrizioni mirate a colpire il possesso legale e sportivo non riducono i crimini commessi dai criminali, perch\u00e9 questi ultimi non seguono le regole che si stanno inasprendo. La lotta al crimine violento richiede intelligence sul mercato illegale e prevenzione sociale, non ulteriori ostacoli burocratici per i cittadini rispettosi della legge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo scontro ideologico avviene la dove la Nazione \u00e8 spinta al riarmo e alla difesa in previsione di una possibile aggressione di un potenziale nemico. E&#8217; qu\u00ec che ci si chiese se le armi servono alla difesa e l&#8217;Europa si sta riarmando, perch\u00e9 ci\u00f2 non dovrebbe facilitare il possesso di armi anche ai cittadini?<br>In realt\u00e0, nel contesto politico, giuridico e culturale Italiano, questi due piani viaggiano su binari completamente separati. <br>Mentre gli Stati acquistano armi, l&#8217;Unione Europea sta lavorando per restringere ulteriormente il possesso civile delle armi. La Direttiva UE sulle armi da fuoco (2017\/853) ha gi\u00e0 classificato molte armi semiautomatiche come &#8220;proibite&#8221; o soggette a autorizzazioni eccezionali, anche per gli sportivi. Attualmente, la Commissione e il Parlamento Europeo stanno valutando ulteriori inasprimenti normativi per colmare presunte lacune, spinti dalle reazioni emotive a recenti episodi di cronaca nera avvenuti in alcuni Stati membri. Per il legislatore Europeo, il possesso civile \u00e8 una questione di &#8220;ordine pubblico interno&#8221;, non di &#8220;difesa della patria&#8221;. A differenza degli Stati Uniti, dove il Secondo Emendamento lega esplicitamente il diritto di possedere armi alla necessit\u00e0 di una &#8220;milizia ben regolamentata&#8221; e alla difesa contro la tirannia, in Europa non esiste alcun fondamento giuridico o culturale simile.<br>In Italia e nella maggior parte dei Paesi UE, il possesso di un&#8217;arma non \u00e8 un diritto legato alla cittadinanza, ma una concessione amministrativa revocabile, concessa solo a chi dimostra di non essere pericoloso e di avere un motivo valido (sport o caccia). L&#8217;idea del &#8220;cittadino in armi&#8221; che difende il territorio \u00e8 vista dalle istituzioni come un fattore di rischio e destabilizzazione, non come una risorsa. L&#8217;industria delle armi Italiana ed Europea (con colossi come Leonardo o Beretta) trae la stragrande maggioranza dei suoi profitti da contratti governativi, militari e di polizia. Il mercato civile rappresenta una frazione minima del fatturato. Dal punto di vista delle lobby industriali e dei governi, \u00e8 molto pi\u00f9 redditizio e sicuro vendere migliaia di fucili a un singolo ministero della difesa straniero che gestire le complessit\u00e0 normative, assicurative e politiche della vendita a migliaia di privati cittadini. <br>Il ragionamento &#8220;pi\u00f9 difesa = pi\u00f9 armi per tutti&#8221; \u00e8 un errore di categoria. Il riarmo \u00e8 una risposta a minacce geostrategiche esterne (conflitti tra Stati, tensioni internazionali) e viene gestito esclusivamente dagli Stati attraverso gruppi militari nazionalizzati. Le leggi sul possesso di armi, invece, rispondono alla logica della sicurezza interna e della prevenzione del crimine.<br>Il risultato \u00e8 il paradosso evidente: lo Stato spende centinaia di miliardi per armare le proprie forze, ma contemporaneamente rende sempre pi\u00f9 difficile per un cittadino onesto possedere legalmente anche solo un&#8217;arma sportiva o un coltellino multiuso, perch\u00e9 le due politiche sono guidate da logiche, ministeri e obiettivi completamente diversi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla luce di tutto questo possiamo immaginare il futuro dello sport del tiro. In un Europa destinata a riarmarsi e fare la furtuna di industriali armieri, i quali non hanno alcun interesse a difendere la categoria sportiva dei loro acquirenti perch\u00e8 infinitamente pochi rispetto ai contratti Nazionali, gli sportivi e possessori di armi saranno sempre pi\u00f9 soli e senza alcuna forza, ne&#8217; politica ne&#8217; di voto.<br>Ormai in numero sempre pi\u00f9 esiguo, i possessori di armi si stanno avviando al declino. Incalzati dalle norme sempre pi\u00f9 stringenti e dalle Ammnistrazioni sempre pi\u00f9 oppressive, finiranno per cedere ma solo perch\u00e8 saranno lasciati soli.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il futuro del tiro sportivo in Italia si trova a un bivio cruciale. La disciplina non scomparir\u00e0 del tutto, ma \u00e8 destinata a trasformarsi profondamente, sospesa tra riforme istituzionali controverse, la necessit\u00e0 di un ricambio generazionale e la continua lotta contro lo stigma culturale dello &#8220;sport cattivo&#8221;.<br>Il futuro immediato del tiro a segno \u00e8 legato a doppio filo all&#8217;Articolo 8 del recente Decreto-Legge Sport (n. 108 del giugno 2026), che impone un riordino dell&#8217;Unione Italiana Tiro a Segno (UITS). L&#8217;obiettivo dichiarato del legislatore \u00e8 separare le funzioni istituzionali da quelle sportive per modernizzare la gestione. Tuttavia, questa riforma ha scatenato forti polemiche: centinaia di sezioni territoriali storiche hanno alzato la voce, avvertendo che l&#8217;eccessiva burocratizzazione e i nuovi requisiti rischiano di portare alla chiusura di molti poligoni locali, privando il territorio di presidi sportivi e di sicurezza. Parallelamente, il CONI sta valutando da tempo una possibile fusione tra UITS (tiro a segno) e FITAV (tiro a volo) per creare una federazione unica, pi\u00f9 efficiente ma che potrebbe omologare due anime diverse dello sport sapendo per\u00f2 che il tiro a volo contiene l&#8217;anima dei cacciatori e da sempre, le sue casse, hanno buone fondi.<br>La base dei praticanti \u00e8 storicamente invecchiata, ma il movimento sta investendo pesantemente per attrarre i giovani, che sono la chiave per la sopravvivenza del settore. Sono nati progetti specifici come &#8220;Beretta NextGen&#8221; o il &#8220;Progetto Neofitav&#8221;, pensati per individuare talenti, offrire servizi gratuiti di avviamento e garantire continuit\u00e0 ai risultati internazionali. <br>Le discipline in maggiore crescita sono quelle percepite come pi\u00f9 &#8220;dinamiche&#8221; o accessibili, come il Tiro Dinamico Sportivo (FITDS) e il tiro con armi ad aria compressa (10 metri), che richiedono spazi pi\u00f9 contenuti, hanno un impatto ambientale nullo e sono pi\u00f9 facili da proporre in contesti scolastici o urbani e di sicurezza collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non ci si deve aspettare un&#8217;allentamento generale delle leggi sulle armi per i cittadini comuni, in linea con la tendenza Europea di &#8220;sicurezza preventiva&#8221;. Tuttavia, il futuro potrebbe riservare un percorso agevolato e pi\u00f9 chiaro per gli atleti agonisti tesserati. Le federazioni stanno spingendo per ottenere che il tesseramento sportivo e la frequenza certificata ai poligoni siano riconosciuti dalle Questure come titolo sufficiente per il rinnovo delle licenze, riducendo quella discrezionalit\u00e0 burocratica che oggi scoraggia molti praticanti. Il tiro sportivo in Italia non diventer\u00e0 uno sport di massa, ma ha le carte in regola per evolversi in una nicchia di eccellenza: pi\u00f9 professionale, pi\u00f9 tecnologica (con l&#8217;uso crescente di simulatori e sistemi di punteggio elettronici) e pi\u00f9 focalizzata sulla sicurezza. La vera minaccia non \u00e8 la mancanza di interesse, ma il rischio che una riforma calata dall&#8217;alto, senza ascoltare le sezioni territoriali, possa spezzare la catena di trasmissione che porta i giovani dai poligoni locali alle pedane olimpiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tutto questo avrete notato l&#8217;assenza di qualsiasi associazione di sportivi.<br>Queste, impegnate a carattere locale per la salvaguardia dello sport del tiro, poco possono contro il sistema. Solo alcune si distinguono per un impegno a carattere nazionale ma con grande sfortuna, non riescono a emergere, non tutti i possessori di armi si iscrivono a una associazione e non tutti sono disposti a lottare a viso scoperto per il loro porto d&#8217;armi e le loro armi e come detto gli industriali delle armi hanno altri traguardi, non sono interessati al mercato civile che qu\u00ec da noi conta pochi clienti, questo mercato \u00e8 ormai nelle mani degli importatori che innondano il Paese della produzione estera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; sempre pi\u00f9 evidente, per chi vive il mondo delle armi, sia esso sportivo che lavorativo, la caccia alle &#8220;streghe&#8221; messa in campo, negli ultimi anni, dal Ministero dell&#8217;Interno, contro chiumque possieda armi o faccia richiesta di una qualsiasi licenza in materia di armi. 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