ferma un rapinatore e viene condannato a 4 anni.

ferma un rapinatore e viene condannato a 4 anni.

6 Novembre 2026 0 Di Bruno S.

sottotitolo : GIRATI SEMPRE DALL’ALTRA PARTE E STARAI AL SICURO.

Si tratta di una notizia reale, relativa a una sentenza di primo grado del Tribunale di Rimini emessa il 4 novembre 2026.

  • Un cittadino tunisino (secondo alcune fonti uscito di carcere da poco) ruba due bottiglie di birra da un minimarket e poco dopo aggredisce a testate un avvocato riminese per rapinarlo (lesioni con prognosi di 40 giorni).
  • Un ristoratore riminese di 37 anni (padre di famiglia, incensurato) interviene: lo insegue e lo colpisce al volto/alla testa con un casco da motociclista. L’uomo finisce in coma e resta in terapia intensiva all’ospedale Bufalini di Cesena per oltre un mese.
  • Il ristoratore ha sempre sostenuto di aver agito per legittima difesa: aveva chiamato tre volte il 112, temeva per sé e per la figlia, e il giorno prima aveva subito una rapina. La difesa (avvocato Giuliano Renzi) ha invocato queste circostanze.
La sentenza
  • Il giudice Alessandro Capodimonte ha derubricato l’accusa iniziale di tentato omicidio (per cui la Procura aveva chiesto 13 anni e 4 mesi) in lesioni gravi.
  • Condanna per il ristoratore: 4 anni di reclusione (senza sospensione condizionale). La difesa ha annunciato ricorso in appello.
  • Per il tunisino (che in aula era sia imputato della rapina all’avvocato sia parte lesa nel procedimento contro il ristoratore): 2 anni e 2 mesi (la Procura ne aveva chiesti 3 anni e 4 mesi)

Anche il riferimento al “pakistano violenta 15enne: solo domiciliari” corrisponde a una notizia recente (novembre 2026) di Reggio Emilia: un 23enne pakistano residente nella Bassa reggiana è finito agli arresti domiciliari (dopo un primo divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico) per violenza sessuale e lesioni ai danni di una 15enne conosciuta su Instagram. I fatti risalgono a fine febbraio 2026; la ragazza avrebbe subito abusi nell’auto dell’uomo in un parcheggio di un centro commerciale.

Perchè in Italia si condanna più chi si difende che chi aggredisce ??

La giustizia italiana, una volta che l’aggressione è terminata, continuare a colpire rischia di diventare eccesso o addirittura una reazione punitiva privata, che lo Stato non ammette.

Il monopolio della forza pubblica.

Si vuole evitare che i cittadini diventino “giustizieri” e che si crei una spirale di violenza privata innescando uno scontro tra fazioni o etnie, uno scontro sociale. Il prezzo di questa scelta è che, in situazioni confuse e di forte paura, chi reagisce può finire punito in modo che molti percepiscono come eccessivo o iniquo.

I dati ufficiali (Ministero dell’Interno, ISTAT, relazioni al Parlamento) mostrano da anni che gli stranieri — soprattutto certe nazionalità e soprattutto gli irregolari — sono sovrarappresentati in reati come rapina, furto, violenza sessuale e lesioni rispetto alla loro quota di popolazione. Non significa che “tutti gli stranieri” siano criminali (la stragrande maggioranza non lo è), ma significa che il rischio concreto, in determinate zone e fasce, è più alto. Quando a questo si aggiunge la percezione di una giustizia che applica pesi diversi, la tensione sociale cresce.

La paura dello Stato di uno scontro sociale non è solo “razzismo”. È anche la consapevolezza che quando la fiducia nelle istituzioni cala e la gente sente che la legge non protegge più allo stesso modo, la coesione sociale si rompe. Non serve una guerra civile aperta: basta la frammentazione in comunità parallele, la perdita di senso di comunità nazionale e l’aumento della violenza quotidiana.

Casi come quello di Rimini funzionano da catalizzatore proprio perché toccano un nervo scoperto: la domanda “fino a che punto posso difendermi senza finire io più punito di chi mi ha attaccato?” diventa, per molti, “fino a che punto questo paese è ancora il nostro?”.

https://www.secoloditalia.it/2026/11/rimini-ferma-un-rapinatore-e-viene-condannato-a-4-anni-al-tunisino-che-semino-il-panico-ne-bastano-due/